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COMUNICATO STAMPA - Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo Editore per la crudezza delle immagini pubblicate
Caso Garlasco, il Garante Privacy sanziona Cairo Editore per la crudezza delle immagini pubblicate
Risposta ai reclami della famiglia Poggi
Una sanzione pecuniaria rilevante a Cairo Editore per la diffusione attraverso un suo settimanale di immagini raffiguranti il luogo del ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi imbrattato di sangue e delle inquadrature sul corpo riverso sulle scale. E’ quanto ha disposto il Garante della Privacy con provvedimento n. 759 del 23 settembre 2026.
Pur riconoscendo che il delitto di Garlasco ha dato luogo a una delle vicende giudiziarie più discusse e controverse della storia recente della cronaca nera italiana, il Garante rileva che la diffusione, a distanza di lungo tempo dall’accaduto, di tali immagini, nulla aggiunge alle notizie sulla vicenda né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti o a qualificarne i protagonisti.
L’istruttoria dell’Autorità Garante è partita a seguito di reclamo da parte della famiglia Poggi, che evidenziava una «immagine in chiaro del cadavere della povera Chiara adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue (immagine oscurata solo nella parte raffigurante il viso della vittima)».
In particolare, veniva affermato che nel servizio giornalistico sono stati «affrontati degli argomenti che non hanno la benché minima attinenza con la scena cruda e raggelante raffigurata nella fotografia» e che pertanto la pubblicazione «ha leso la dignità della memoria della povera Chiara e dei suoi genitori, che sono rimasti, com’è immaginabile, molto turbati dalla vista di quella immagine del corpo della figlia pubblicata su di una rivista settimanale a larga diffusione».
La famiglia ha evidenziato pure l’impatto doloroso della visione dell’immagine, ritenendo che configuri una violazione della dignità della vittima e loro, in qualità di genitori, nonché una violazione del principio di essenzialità dell’informazione.
L’Autorità, nel ricordare che l’attenzione mediatica è stata - ed è - tale da andare ben oltre l’esercizio del diritto e dovere di cronaca, degradando verso una «continua e morbosa spettacolarizzazione», in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione, ha stigmatizzato tali comportamenti richiamando gli organi di informazione al doveroso rispetto della persona, della sua dignità, quale limite e garanzia nei confronti non solo della vittima e dei familiari ma anche degli indagati e delle persone a vario titolo coinvolte nella vicenda giudiziaria.
Le Regole deontologiche – sottolinea il Garante - pongono espressamente un limite alla divulgazione di dettagli di violenza o di immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca che possano rivelarsi lesive della dignità della persona. Si tratta di garanzie che non vengono meno con il decesso della persona.
Pertanto, la pubblicazione sul settimanale di Cairo del 26 marzo 2026, di immagini ritraenti il cadavere adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue (immagine oscurata solo nella parte raffigurante il viso) risulta in contrasto con la disciplina in materia di protezione dei dati personali.
La diffusione di tali immagini non appare conforme al principio di “essenzialità dell’informazione” e lesiva della dignità della persona, posto che le ricostruzioni ipotizzate nell’articolo avrebbero potuto essere illustrate senza l’impiego delle immagini lamentate, anche tenuto conto della natura delle stesse, idonee a dare evidenza a dettagli della violenza posta in essere ai danni della giovane.
Tali immagini non concorrono neanche a conferire profili di originalità alle notizie riportate, in quanto non si tratta di particolari “nuovi” rispetto a quanto già raccontato abbondantemente in precedenza. Né può riconoscersi alle stesse immagini oggetto di reclamo una rilevanza socio-culturale, politica o di denunzia quale quella attribuibile ad altre immagini (esempio le foto di Aldo Moro) né appaiono assimilabili ad altri casi di cronaca pure menzionati dalla difesa (il decesso di David Rossi).
Rilevante è invece il diritto della famiglia Poggi a proteggere la memoria e la dignità della figlia defunta. Per giunta, anche la pubblicazione delle immagini degli ambienti della casa di famiglia imbrattata di sangue non può essere giustificata sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione, in quanto tale diffusione ha concretato una grave violazione della dignità della vittima e della sua famiglia.
Oltre al provvedimento nei confronti di Cairo Editore, con provvedimento n. 758, sempre del 23 settembre 2026, il Garante ha sanzionato anche, per gli stessi motivi, un canale youtube.
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