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Tollerare le intrusioni è rinunciare alla libertà - Intervista a Ginevra Cerrina Feroni

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Tollerare le intrusioni è rinunciare alla libertà
Intervista a Ginevra Cerrina Feroni, Vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(di Giuseppe China, Il Tempo, 15 ottobre 2024)

«L’effetto più deleterio delle vicende di dossieraggio è proprio il rischio "sistemico": indurre assuefazione a progressive e sempre più estese violazioni della privacy. Se iniziamo a considerare normale - afferma in un’intervista a Il Tempo, il vice presidente del Garante per la protezione dei dati personali Ginevra Cerrina Feroni - qualcosa che in fondo si può anche tollerare magari perché non abbiamo nulla da nascondere, finiamo con il rinnegare le radici della democrazia e rinunciare alla nostra libertà».

Il tema dossieraggio è al centro del dibattito pubblico: i cittadini si domandano quanto siano realmente private le informazioni sensibili, in particolare a seguito del caso Bari quelle bancarie. Gli istituti possono fare di più?

«Le norme privacy sono pensate proprio per garantire che i dati personali, in ogni campo e per qualsiasi ragione utilizzati, lo siano solo nella misura strettamente indispensabile al perseguimento di fini legittimi. I dati bancari ovviamente non fanno eccezione, anzi. La disciplina di settore ne circoscrive l’accesso a casi e modi ben precisi. Nessun soggetto non legittimato ad accedervi, per ragioni oggettive e ovviamente diverse dalla mera curiosità, deve poterlo fare. Però come insegna la cronaca, la patologia può esistere perché, con le parole del filosofo Thomas Hobbes, “nessuna legge potrà mai impedire la sua stessa violazione”. Ma i controlli periodici e le misure di sicurezza, su cui infatti la disciplina di protezione dati insiste molto, dovrebbero contribuire, e in gran parte contribuiscono, a prevenire le violazioni o, quantomeno minimizzano il rischio. Eviterei dunque allarmismi ma, certo, inviterei a trarre spunto da questa e altre vicende in qualche modo simili per riflettere sull’importanza di proteggere i nostri dati personali».

Alla luce delle vicende di Bari e Perugia è forse il caso di modificare la normativa di riferimento?

«Di fronte a fenomeni di una certa gravità latentazione ricorrente è quella di invocare nuovi divieti. A volte può essere utile, di fronte a vere e proprie lacune normative, ma molto spesso si rischia solo un’ipertrofia che invece di agevolare, ostacola l’applicazione delle disposizioni vigenti. Credo che il quadro normativo sia completo sotto il profilo sanzionatorio e, soprattutto, nell’aspetto preventivo. La disciplina privacy mira soprattutto a responsabilizzare chi gestisce professionalmente dati personali rispetto al rischio sociale che ciò comporta. Impone dunque non soltanto divieti, ma anche una cultura della protezione dei dati che progressivamente si sta diffondendo nel tessuto socio-economico».

In concreto gli utenti quali precauzioni possono adottare?

«La più efficace forma di difesa della propria privacy è pensare ai propri dati come a frammenti di libertà la cui cessione indiscriminata, in assenza di un’adeguata consapevolezza, rischia di privarci di ciò per cui la democrazia è stata pensata: garantire a tutti l’autodeterminazione, la libertà dalla paura di ritorsioni, discriminazioni, stigmatizzazioni. È un principio che vale in ogni campo: la privacy bancaria ne è solo un paradigma».

Scheda

Doc-Web
10064256
Data
15/10/24

Argomenti


Tipologie

Interviste e interventi