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DIRITTI E PREVENZIONE > COME TUTELARE LA TUA PRIVACY

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"Da noi è vietato robotizzare l'uomo" - Intervista ad Antonello Soro

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
7712329
Data:
03/02/18
Tipologia:
Interviste e interventi

"Da noi è vietato robotizzare l'uomo"
Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(di Paolo Baroni, La Stampa, 3 febbraio 2018)

"II braccialetto di Amazon? Non solo in Italia ma in tutta Europa una cosa del genere è vietata. Perché le leggi non consentono di robotizzare l'uomo", attacca il garante della Privacy, Antonello Soro.

Dunque interverrete su Amazon?

"Intanto cerchiamo di capirne di più, perché al momento il loro mi sembra più un annuncio, un ballon d'essai, oppure una iniziativa non valutata bene soprattutto se applicata in Paesi come quelli europei che hanno una tutela dei dati personali abbastanza robusta ispirata a principi di proporzionalità, di trasparenza e di salvaguardia della dignità umana".

Si sono spinti troppo oltre?

"L'idea di accrescere i livelli di automazione nei processi di lavoro è una tendenza che si sta affermando sempre di più. Ma questa mi sembra una iniziativa molto esasperata, anche rispetto alle tendenze che pure stanno avanzando, che incide molto sul controllo a distanza delle persone: si parla di sostituire l'uomo coi robot, non certo di robotizzare l'uomo. Abbiamo appena discusso in sede europea del rapporto uomo/macchine e la chiave per mantenere la dignità delle persone nella società digitale è legata ad un principio forse poco noto ma che in questo caso cade a fagiolo: nel nuovo regolamento europeo sulla privacy c'è una norma che chiarisce che in tutti i procedimenti automatizzati che possono avere effetti significativi sulla persona non si può mai procedere in maniera automatica. Insomma non si può fare come negli Usa dove in certi tribunali l'attitudine a delinquere veniva valutata in base ad un algoritmo. In tutta Europa c'è sempre bisogno dell'intervento umano".

Secondo qualcuno è colpa del Jobs act se Amazon è arrivata a tanto.

"Il Jobs Act non c'entra nulla. Il Jobs Act ha solamente disciplinato meglio quali sono gli strumenti indispensabili per l'esecuzione del lavoro e come vanno gestiti. Se lo strumento usato ha già in se implicitamente un sistema di controllo di cui il lavoratore è consapevole dall'inizio e se l'uso è limitato nel tempo di norma può essere autorizzata, in caso contrario no".

E in questo caso specifico?

"Nel caso di Amazon per mettere a posto i pacchi non serve un algoritmo: è un lavoro che si può fare comunque".

Avete fatto molti interventi dopo che sono state varate le nuove norme? Avete sanzionato qualcuno?

"Il nostro è un lavoro preliminare. Ma dal 25 maggio quando entrerà in vigore il nuovo codice europeo questa impostazione verrà ribaltata: spetterà a ogni singolo imprenditore che vuole mettere in piedi sistemi che incidono su queste materie fare una valutazione di "impatto privacy" sulle procedure. E a noi si dovrà rivolgere solo nel caso ritenga che sussista un rischio elevato".