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In Rete cediamo pezzi di noi senza sapere chi li gestirà

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (Corriere della Sera del 16 maggio 2014, di Vittorio Zincone)

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
3127319
Data:
16/05/14
Tipologia:
Interviste e interventi

In Rete cediamo pezzi di noi senza sapere chi li gestirà

A un certo punto tira fuori il nazismo. Stiamo parlando di Google, Amazon, Facebook e delle mega multinazionali che raccolgono e conservano dati sui cittadini di tutto il mondo.

Chiedo: "Che cosa c'è di male se qualcuno viene a sapere che i miei figli hanno le lentiggini e che a me piace il caffè molto dolce? Se uno non ha niente da nascondere i propri dati sono innocui".

Antonello Soro presidente dell Autorità per la protezione dei dati personali, il Garante della Privacy, va dritto. "È un ragionamento che si faceva anche nel periodo nazista, parlare di quelli che non hanno nulla da nascondere e il passo che precede la teoria della trasparenza totale, che è sinonimo di sorveglianza totale. Cioè la limitazione della libertà: la libertà di avere uno spazio di privatezza sottratto alla costante osservazione di qualcuno".

Soro ha due obiettivi: sensibilizzare gli italiani sull'importanza dei dati che mettono in circolazione e garantire che quei dati siano protetti. Spiega: "La privacy è un altro nome della libertà. Ogni volta che in Rete descriviamo i nostri gusti, le nostre abitudini o le nostre idee politiche, cediamo un pezzo di noi e lo rendiamo disponibile a un sistema di archiviazione di cui spesso non conosciamo l'ubicazione. Sappiamo poco anche dell'uso che ne viene fatto. La raccolta dati generalmente serve per creare profili sempre più dettagliati per orientare i consumi. Ma chi garantisce che non si arrivi a orientare comportamenti e opinioni?".

Gli italiani non sono abbastanza consapevoli?

"Secondo uno studio del Censis, soprattutto i nostri ragazzi sono tra i più consapevoli d'Europa. Ma sono anche quelli meno coerenti con questa consapevolezza".

Scelgono di cedere la loro privacy in cambio di un servizio.

"A me piacerebbe che questa fosse una scelta ragionata e non frutto di un consenso supino. Se visito un sito Internet, devo essere informato sul fatto che quel sito mi sta inviando un cookie e sta "agganciando" il mio pc. E devo poter decidere come e quando permettere l'aggancio. Sui cookie abbiamo appena varato un provvedimento importante".

E' vero che dopo il Datagate utenti di Internet sono diventati più guardinghi?

"Il Datagate è stato uno spartiacque. Ha creato un allarme e ne è scaturito un grande momento di consapevolezza del diritto alla privacy. Ha prodotto anche una reazione nella grande oligarchia delle multinazionali dei dati, i cosiddetti "Over the top".

Che tipo di  reazione?

"Si, sono detti disponibili a cambiare policy in materia di privacy o a conservare per meno tempo i dati. La preoccupazione degli "Over the Top" non sono le multe. Noi abbiamo appena sanzionato Google e ci hanno dato un milione di euro senza batter ciglio. II problema per loro nasce se il consumatore si spaventa e smette di cedere informazioni. Dopo il Datagate hanno cominciato a muoversi per rassicurare gli internauti. II confronto/scontro ora è sulle giurisdizloni. Col nuovo Regolamento europeo che è in discussione, vorremmo che per i procedimentl relativi al trattamento dei dati di un cittadino europeo venissero usate le leggi europee Le multinazionali fanno resistenza".

Renzi sta per presiedere il Semestre  europeo...

"Gli direi, e gli dirò di investire molto sulla protezione dei dati. Bisogna gestire in maniera impeccabile i dati immessi, per esempio, nel sistema bancario, o nella pubblica amministrazione. Entriamo nella fase delle Smart City, nell'era dei Google Glass. O investiamo nella sicurezza dei dati o gli i spazi di libertà saranno sempre più ridotti".

Alla classe dirigente italiana viene chiesto uno sforzo di trasparenza. La privacy dei politici deve essere violabile?

"C'è un fraintendimento ai cittadini dovrebbe interessare la qualità della trasparenza non la quantità. Dovrebbero esigere conti pubblici e comportamenti trasparenti, senza assecondare inutili curiosità. Dopodiché, chi sceglie di fare politica firma un contratto accetta di vedere attenuata la propria privacy".